martedì 13 luglio 2010

A San Francisco pensano di vietare la vendita di acqua in bottiglia


A San Francisco si pensa di vietare la vendita di acqua in bottiglia in tutti gli eventi che si svolgono su suolo pubblico.

Secondo me è una buona idea. Cinque anni fa ho comprato una borraccia da alpinismo da mezzo litro e da allora ho risparmiato centinaia di euro in bottigliette, riducendo in proporzione anche la quantità di plastica che butto via.

domenica 11 luglio 2010

Mangiare meglio per combattere "Big Pharma" e ridurre la spesa sanitaria

Come nella ricerca della pietra filosofale, la ricerca medica e farmaceutica si è sempre concentrata nella ricerca della medicina miracolosa. La pillola contro il cancro, il vaccino contro l'aids, lo psicofarmaco contro la depressione, la soluzione chirurgica contro i tutti i problemi circolatori, ortopedici, intestinali.
In realtà è sempre più evidente che la medicina scientifica occidentale, che ha molti meriti, è fortissima nella diagnostica di ogni genere, nel pronto soccorso e nella chirurgia d'emergenza. Ma è molto meno efficace e in certi casi quasi impotente nella prevenzione e nella cura delle malattie croniche.

Perché? Semplice: prevenzione e cura delle malattie croniche spesso è più una questione di stile di vita e alimentazione che di pillole magiche.

Un esempio: il mal di schiena
Nessun bambino soffre di mal di schiena o di artrosi cervicale. Quando arrivano i problemi? Quando smette di giocare e, diventando adulto, cominciano ad accumularsi i problemi dati da cattiva postura, mancanza di movimento oppure sport inadeguati, alimentazione sbagliata, eccessi di alcol, fumo e caffé.

Qual è la soluzione?
Movimento fisico e alimentazione vegetariana, quasi-vegetariana o semi-vegetariana per tutta la vita. Salvo che la soluzione è talmente semplice e poco costosa che nessuno ha interesse a promuoverla:

  • L'industria alimentare vuole vendere i suoi alimenti industriali, dolciumi, piatti pronti, comfort food, servizi di catering, ristorazione veloce, fast food, prodotti e servizi per grandi mense.
  • Successivamente un'industria del benessere vuole vendere anche gli integratori alimentari che dovrebbero integrare cibi privi di vitamine e vitalità, oltre ai prodotti per dimagrire, le diete, i beveroni, i cibi "senza grassi", quelli dolcificati artificialmente.
  • L'industria farmaceutica vuole vendere medicinali e i suoi clienti ideali sono i malati immaginari e i malati cronici. Al punto che, quando le malattie non ci sono, vengono inventate, oppure si investe nel ricchissimo canale dei vaccini (l'esempio più evidente è il recente caso dell'influenza suina: in previsione di una presunta epidemia di influenza si sono indotte intere nazioni a comprare stock enormi di vaccino, che poi non sono serviti perché l'epidemia non c'è stata). Il vaccino anti-influenzale è l'esempio paradigmatico di questa strategia di marketing: se fai il vaccino non hai la garanzia di non ammalarti, corri comunque un piccolo rischio di reazione negativa o di shock anafilattico, e comunque hai speso dei soldi o li hai fatti spendere al servizio sanitario. È come comprare un biglietto alla lotteria o fare un'offerta a un eremita perché preghi per te: paghi subito, e non hai nessuna garanzia né del servizio, né di avere qualche vantaggio.
  • Infine il complesso industriale medico-sanitario vuole ospedalizzare e operare chirurgicamente più gente possibile, nei limiti delle possibilità di spesa personali, assicurative o del servizio pubblico, e oltre. Come tutte le industrie cerca di vendere il suo prodotto e fare un bypass coronarico è più facile e genera più fatturato che indurre i potenziali infartuati a cambiare il loro stile di vita (scelta che comporta anche minori consumi alimentari, minori consumi farmaceutici e scelte di vita più consapevoli, danneggiando i fatturati delle industrie precedenti).
L'ostacolo culturale-gustativo
Esiste infine un ultimo ostacolo: quello culturale-gustativo. Nella produzione alimentare industriale (che comprende anche fast food, mense aziendali e la ristorazione non consapevole di quei locali pubblici gestiti da personale non consapevole dei problemi alimentari) il metodo principale per rendere più saporito il cibo, soprattutto se la qualità di partenza non è eccelsa, è uno solo: abbondare con sale, zucchero, grassi. Quando ci si abitua a cibi e merendine salati, dolcificati o arricchiti di grassi in eccesso, la verdura sembra assolutamente insipida.

In realtà, quando si esce dal condizionamento gustativo di sale-zucchero-grassi, la verdura cruda può essere addirittura meravigliosa.

La sfida del finocchio
Sfido a fare una prova pratica: soprattutto durante la calura estiva, due o tre ore dopo l'ultimo pasto, prendere un finocchio o un sedano dal frigorifero, lavarlo, tagliarlo a fette e mangiarlo senza condimento e senza mangiare altro. Nella maggior parte dei casi, soprattutto nella calura estiva, sarà un piacere estremo.

Se invece, prima di mangiare il finocchio, si mangiano delle patatine, dei salatini, un gelato confezionato (le tipiche "golosità" da sfizio), il finocchio o il sedano risulteranno immangiabili e potrebbero anche risultare indigeribili. Ma lo "snack sfizioso", dolce o salato, non sarà mai così gustoso come quando si mangia il finocchio o il sedano a digiuno.

martedì 6 luglio 2010

La crisi può insegnarci a mangiare meglio spendendo meno?

Senza necessariamente rinunciare alla qualità, facendo una scelta vegetariana o semi-vegetariana, è possbile mangiare meglio spendendo meno. Qui alcune intelligenti considerazioni sull'attuale diminuzione della spesa alimentare in Italia. Tutti sanno che un consumo eccessivo di formaggi e salumi comporta problemi per linea e salute perché sono eccessivamente calorici, contengono in genere troppi grassi e anche troppo sale. Un rapido esame dello scontrino del supermercato dimostra anche che rappresentano una voce di costo elevatissima. Altri alimenti costosi e, nutrizionalmente parlando, quasi inutili o facilmente sostituibili con alternative che sono contemporaneamente più sane ed economiche:
  • bibite gassate (contengono quantità di zucchero spaventose)
  • acqua minerale (l'acqua del rubinetto è spesso migliore)
  • salse e condimenti pronti (spesso troppo ricchi di grassi e sale)
  • piatti pronti (spesso insaporiti con eccessi di grassi e sale)
  • snack e salatini (il nome dice tutto)
Anche ridurre gli sprechi comporta spazi di risparmio: invece di tenere il frigorifero sempre stracolmo, è meglio provvedere a consumare tutti gli alimenti deperibili prima di rifare le scorte. Un buon esercizio da fare ogni tanto è sospendere la spesa per preparare almeno due o tre pasti con le scorte già presenti in cucina. Si scoprirà che si può tranquillamente sopravvivere per almeno una settimana semplicemente con quello che si trova, talvolta da mesi o anni, in dispensa.

venerdì 18 giugno 2010

Alcol e allergie: vino e birra aumentano asma e raffreddore

Secondo una ricerca svedese del 2005 citata qui, bere vino e birra aumenta i sintomi di asma e raffreddore da fieno (rinite allergica). Questo dipenderebbe dal fatto che le due bevande contengono istamina e solfiti. Tale effetto, secondo una ricerca svolta su 2.800 donne danesi pubblicata dal Clinical and Experimental Allergy, due bicchieri di vino al giorno raddopiano i sintomi allergici persino in chi non ne soffre. Questo non vuol dire che l'alcol debba essere evitato del tutto ma che, chi soffre di allergia farà bene ad evitarlo nei periodi e nelle situazioni di maggior rischio allergico.

venerdì 28 maggio 2010

Il latte peggiora raffreddore, asma e sinusite?

È vero che il latte e i suoi derivati aumentano la produzione di muco nel sistema respiratorio peggiorando raffreddore, asma, sinusite? Secondo questo articolo di Anahad O' Connor del New York Times, non ci sono prove che questo avvenga nella generalità della popolazione, ma esiste l'ipotesi fondate che ad alcune persone faccia questo effetto. L'articolo cita una ricerca pubblicata da Medical Hypotheses secondo cui, probabilmente, solo alcune persone sono sensibili a questo effetto, forse a causa di una particolare proteina contenuta in alcuni tipi di latte vaccino o della particolare sensibilità di una quota di persone.

Come le medicine, gli stessi cibi possono generare reazioni diverse in persone diverse da una leggera intolleranza (che potrebbe generare disagi solo in caso di accumulo del cibo responsabile) fino ad allergie fulminanti.
In caso di disturbi cronici (sinusite, mal di schiena, artrosi, mal di testa), oltre a sentire il parere del medico, prima di correre dal chirurgo o imbottirsi di farmaci è opportuno anche rivedere criticamente la propria alimentazione, per quantità e per qualità, eliminando o riducendo progressivamente le sostanze più intossicanti (alcol, zucchero, dolcificanti) e quelle più industrializzate (cibi pronti e cibi conservati, categorie a cui i derivati del latte possono a pieno titolo appartenere).

Grandi atleti vegetariani e vegani

Dal sito della Società scientifica di nutrizione vegetariana, un elenco di grandi atleti vegetariani e vegani, con le loro principali prestazioni sportive. Fra gli altri, Carl Lewis, Edwin Moses, Martina Navratilova. Fra le discipline rappresentate ci sono corsa, corsa a ostacoli, maratona, body building, lotta, triathlon, football americano. Nella pagina ci sono anche i link ai siti dei diversi atleti.
Qui la home page del sito che contiene la pagina (essendo costruito a frame, rende non immediata la diffusione dei link alle pagine interne).

domenica 2 maggio 2010

Latte e formaggio sono salutari come dicono i loro produttori?

Latte e formaggio sono cibi problematici. Chi li produce sostiene che sono nutrienti e fanno bene. Altri, meno interessati alla loro vendita ma magari interessati a vendere i propri libri, servizi e consulti, sostengono che possono far male alla generalità della popolazione.

L'immagine del latte come cibo miracoloso deriva da un preciso fatto storico: con la prima industrializzazione si diffuse la produzione e distribuzione in modo economico e industrializzato del latte, che divenne così un alimento economico e ricco di proteine per le classi sociali più povere. Le centrali del latte cittadine sono state per decenni il simbolo del progresso e del benessere sociale, infatti. Ma si tratta di un fenomeno relativamente recente. Prima della rivoluzione industriale si consumava principalmente latte di capra e di pecora e questo consumo era limitato a chi le allevava direttamente, mentre le eccedenze venivano trasformate in formaggio che, più facilmente conservabile, poteva avere un ciclo di commercializzazione e distribuzione un po' più ampio del deperibilissimo latte fresco.

Sviluppandosi i sistemi di allevamento e distribuzione industriale, nelle città del XIX e XX secolo il fatto che bambini altrimenti denutriti traessero grande giovamento dalla somministrazione del latte bovino di grandi allevamenti ha generato la sua fama di alimento prodigioso.

Però, con la diffusione del benessere alimentare, almeno in nord America e in Europa, sono emersi altri problemi. Il latte e i suoi derivati probabilmente sono alimenti troppo nutrienti. Fra le argomentazioni contro il consumo di latte e latticini, ecco alcune delle più pressanti:
  1. Nessun animale consuma latte da adulto;
  2. Nel caso del latte vaccino, si tratta di un alimento su misura per le esigenze nutrizionali del vitello, che arriva a pesare un quintale e oltre in breve tempo (dieci volte il peso di un bambino di un anno).
  3. Il 75% della popolazione mondiale è intollerante al latte;
  4. Tutti i mammiferi perdono la capacità di digerire il latte appena svezzati (a meno che non vengano artificialmente nutriti con il latte).
  5. Dal punto di vista ecologico, la produzione del latte richiede più risorse, energia e produce più scorie di un analogo quantitativo di proteine di origine vegetale (da cinque a dieci volte, come nel caso della produzione della carne).
Il mio parere è che probabilmente latte e formaggi, invece che cibi miracolosi, andrebbero prudentemente considerati come il vino, il cioccolato o il miele: ottimi alimenti, a piccole dosi (nel caso del vino, per essere chiari, meno di un bicchiere al giorno). Il consiglio interessato dei produttori di latte di consumarne a litri va preso con molta prudenza.

In ogni caso questo lungo e articolato post del dottor Mark Hyman su Huffington Post (in inglese), oltre a numerose argomentazioni (non tutte convincenti) contiene un ottimo consiglio:
  • Provare ad eliminare dalla propria dieta per 15 giorni il latte e tutti i derivati del latte per vedere cosa succede.
Secondo il dottor Hyman, chi ci prova dovrebbe vedere miglioramenti in fatto di sinusite, secrezioni nasali, mal di testa, problemi intestinali, energia fisica e peso corporeo. Dopo di che, provare a reintrodurre latte e latticini. Se si notano peggioramenti probabilmente è il caso di valutarne la riduzione o la totale eliminazione dalla propria dieta.

Si tratta di un consiglio eccellente perché, nel caso dell'alimentazione, gli stessi alimenti non fanno lo stesso effetto a tutti.